A partire dalla notte del 27 ottobre        1938, le SS deportarono diecimila Ebrei polacchi che avevano trascorso        gran parte della loro vita in Germania e si consideravano tedeschi. Li si        svegliò, si concessero loro dieci minuti per vestirsi e raccogliere i        loro effetti personali e li si ammassò in vagoni ferroviari. I treni        presero la direzione del confine polacco, ma si fermarono dieci km. prima.        Gli Ebrei dovevano continuare a piedi fino in Polonia. Questa marcia era        particolarmente estenuante per i più anzani, fra cui papà e mamma di        Herschel Grynszpan, di 17 anni. Il 7 novembre, Grynszpan, esiliato a        Parigi, uccise il terzo segretario dell’ambasciata tedesca. Questo        assassinio fornì al regime hitleriano il pretesto per scatenare la “notte        dei cristalli”. Io passavo per le vie di Berlino in uniforme nazista per        fissare su alcune foto e alcuni filmati questo avvenimento atroce. Gli        Ebrei tedesco-polacchi furono raggruppati in caserme infette a Zbaszyn,        vicino alla frontiera tedesca. Le condizioni erano tali, a prescindere        dall’inverno, che le persone si ammalarono; 68 morirono di polmonite. Il        rappresentante americano della società delle Nazioni esigette che si        facesse qualcosa. L’ambasciatore polacco qualificò il rapporto di        “costruzione ebraica”. Sentivo che occorrevano prove delle condizioni di        vita al campo di Zbaszyn. Non era difficile entrarvi: mi unii        semplicemente a un gruppo di nuovi arrivati. Uscirne era molto più        complicato, ma io dovevo far  uscire queste foto, e in fretta. Dopo due        tentativi falliti, fuggii nottetempo saltando dal primo piano della        caserma. Riuscii ad evitare i cocci di vetro e il fil di ferro. Recitai la        preghiera “Ascoltami o Israel!” e la preghiera di ringraziamento per        essere sfuggito al pericolo. Prima dell’alba, potei allontanarmi di corsa        da quel luogo così poco ospitale. Quando le mie foto arrivarono a Ginevra,        il rappresentante polacco urlò: “Chi ha fatto queste foto?”. Mi rincresce        di non essere stato là per dirgli che ero stato io.
Roman Vishniac
http://www.liceoberchet.it/eventi/vishniac.htm

A partire dalla notte del 27 ottobre 1938, le SS deportarono diecimila Ebrei polacchi che avevano trascorso gran parte della loro vita in Germania e si consideravano tedeschi. Li si svegliò, si concessero loro dieci minuti per vestirsi e raccogliere i loro effetti personali e li si ammassò in vagoni ferroviari. I treni presero la direzione del confine polacco, ma si fermarono dieci km. prima. Gli Ebrei dovevano continuare a piedi fino in Polonia. Questa marcia era particolarmente estenuante per i più anzani, fra cui papà e mamma di Herschel Grynszpan, di 17 anni. Il 7 novembre, Grynszpan, esiliato a Parigi, uccise il terzo segretario dell’ambasciata tedesca. Questo assassinio fornì al regime hitleriano il pretesto per scatenare la “notte dei cristalli”. Io passavo per le vie di Berlino in uniforme nazista per fissare su alcune foto e alcuni filmati questo avvenimento atroce. Gli Ebrei tedesco-polacchi furono raggruppati in caserme infette a Zbaszyn, vicino alla frontiera tedesca. Le condizioni erano tali, a prescindere dall’inverno, che le persone si ammalarono; 68 morirono di polmonite. Il rappresentante americano della società delle Nazioni esigette che si facesse qualcosa. L’ambasciatore polacco qualificò il rapporto di “costruzione ebraica”. Sentivo che occorrevano prove delle condizioni di vita al campo di Zbaszyn. Non era difficile entrarvi: mi unii semplicemente a un gruppo di nuovi arrivati. Uscirne era molto più complicato, ma io dovevo far  uscire queste foto, e in fretta. Dopo due tentativi falliti, fuggii nottetempo saltando dal primo piano della caserma. Riuscii ad evitare i cocci di vetro e il fil di ferro. Recitai la preghiera “Ascoltami o Israel!” e la preghiera di ringraziamento per essere sfuggito al pericolo. Prima dell’alba, potei allontanarmi di corsa da quel luogo così poco ospitale. Quando le mie foto arrivarono a Ginevra, il rappresentante polacco urlò: “Chi ha fatto queste foto?”. Mi rincresce di non essere stato là per dirgli che ero stato io.

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Si nasce e si muore soli, che è già un eccesso di compagnia."C.Bene"